(Sì, devo ancora scannerizzare il bell’articolo che hanno fatto sul nostro spettacolo -giuro che esiste!- ma si sa che ormai sono diventata scazzata cronica e che scrivo una volta ogni morte di papa, quindi meglio cogliere l’attimo)
Oggi sotto consiglio di una conoscente ho visto il film “Briciole”, descrittomi come un capolavoro di struggente arte cinematografica e che invece ho percepito come una parziale cagata. Di buone intenzioni, sia chiaro, ma pur sempre un po’ cagata.
Non sono una critica di cinema (e l’aver visto “La corazzata Potemkin” non mi rende tale, come al contrario i film di Fantozzi mi avevano fatto credere,sob), dunque il mio parere lascia il tempo che trova, ma i motivi per cui questo film mi è sembrato banale e raffazzonato sono molteplici, a discapito di una trama che, se approfondita, poteva comunque dare degli ottimi spunti (tra l’altro è un film tratto da un romanzo -che non ho letto- magari quello si salva). Perciò, dato che non ho niente da fare (oltre a digerire il pranzo di Pasqua) mi divertirò a buttare al vento il mio otium scrivendo quelli che per me sono stati i pro e i contro di questa pellicola.
CONTRO:
-L’uso della telecamera. Fa venire il mal di mare. La telecamera giiiiiiira, e giiiiiiiiira, e giiiiiiiira, e va bene una volta, ma al secondo giiiiiiiiiiiiiira hai la nausea, al terzo dai di stomaco. Poi io che soffro di mal d’auto e di mal d’aereo, ho scoperto di soffrire pure di mal di telecamera, olè.
-La mancanza totale di dialoghi tra i personaggi principali: tipo, la love story tra la protagonista e il drogatone dannato, puff! scoppia così, dopo due chiacchiere, oppure quando il bravo giurisprudendo figlio di papà dopo una comparsa in tutto il film di trenta secondi chiede alla protagonista di sposarlo e lei accetta senza nemmeno sapere chi è per quanto non se l’è mai cagato, o quando il drogatone di turno dice così, tanto pour parler, alla progatonista: “Sai, sì, vado da un mio amico che…eheh roba buona!! Sai, mi faccio di eroina, slurp!”
-Gli stereotipi a cui il film si aggrappa troppo. Per carità, ci stanno eh, ma non in maniera così spudorata. E la mamma isterica, e l’uomo insicuro che vuole scappare di casa, e il drogatone maledetto dannato di cui si innamora la tipa anoressica, la filippina che fa da serva alla famiglia ricco-borghese e che parla come la cameriera del nostro ristorante giapponese di fiducia, la sorella (che facendo due più due dovrebbe essere quasi trentenne) che frigna e si dispera con l’inflazionatissimo tira e molla col fidanzato (ci mancava come soundtrack Laura Pausini)…Yawn.
-La recitazione. Eh va beh, è una recitazione “da fiction”, con tutti i suoi annessi e connessi, tanto che ad un certo punto mi sembrava di star guardando “Gli occhi del cuore” (se mai arriverò a fare una fiction o a recitare in qualcosa che verrà vista da più di cinque persone, familiari, cani e gatti esclusi, avrete tutto il diritto di gridarmi contro: “CAGNA! CAGNA MALEDETTA!” per farmi espiare il mio viperame filmico :P)
-Le uscite infelici: per carità, credo che l’intento fosse quello di far trapelare come chi è esterno ai disturbi alimentari vede queste patologie, ma alcune mi sono sembrate davvero fuori luogo, e considerando che questo film è una produzione RAI che è stata vista suppongo da un po’ di persone si è creato a mio avviso il rischio di mandare un messaggio sbagliato. Ad esempio, in una scena la madre dice: “Oh, sì, mia figlia sta sempre come al solito, anzi ora è diventata bulimica! Era meglio l’anoressia!”. Sì, certo mia cara signora, immagino che sia meglio per lei, dato che prima non doveva pagare la filippina per lavare quattro volte al giorno il gabinetto e non doveva avvalersi dell’offerta prendi tre paghi due dei teneroni -_-’. Ma per piacere! Ogni disturbo alimentare è la faccia della stessa medaglia, è una malattia, far passare l’erroneo messaggio che una malattia è più fica di un’altra è davvero idiota.
PRO:
-La presentazione dell’isteria e la scontrosità della protagonista e tutti gli atteggiamenti morbosi che la sua patologia comporta, non solo come il respingere tutto e tutti, ma anche cucinare e godere nel vedere gli altri mangiare, il delirio di onnipotenza che si ha nel perdere peso, etc etc. Sotto questo punto di vista il film è ben fatto e non scade nel banale.
-La sorellina rompicoglioni. Personaggio che ho odiato ma che ben rappresenta le reazioni che hanno i bambini quando un familiare soffre di questa patologia: dicono le cose come stanno, spifferano tutto, e capiscono molto più di quello che noi crediamo. Odiosa, ma realistica.
-Gli occhi dell’attrice protagonista. Ho scritto una valanga di contro e ho voluto spremermi per trovare un altro pro: sono bellissimi.
So bene che in film che trattano di questi argomenti è facilissimo cadere nell’opposto del morboso e in quello della superficialità, e che è complicato trovare il modo adatto per descrivere tematiche pesanti del genere. Altri film che invece trattano in modo estremamente diverso di disturbi alimentari sono “Primo Amore”, tratto dall’inquietante libro “Il cacciatore di anoressiche”, di cui parlerò prima o poi, e “Disfigured”, di cui trovate la mia recensione QUI
Voi avete visto “Briciole”? Se sì, che ne pensate?