Marchettari sprovveduti

squillo-marchettari-sprovveduti2Oggi scrivo un post che più che altro è un misto tra uno sfogo e una riflessione riguardo una tematica ormai conosciutissima e ben consolidata nel mondo dei blog, ovvero le marchette. Innanzitutto, definiamo il concetto di marchetta in questo contesto, ovvero post pubblicitari scritti dietro compenso o recensioni di articoli pilotate  e non obiettive dopo averne ricevuti di gratuiti da determinate aziende: questo fenomeno stava già prendendo piede quando ho smesso di scrivere, ma ora la situazione mi sembra un bel po’ sfuggita di mano quasi a chiunque.I blog possono avere svariate funzioni, ad esempio il mio è un blog di tipo personale e il tipo di promozione che vi si può ravvisare è quello di me stessa: sembra brutto da dire, ma di certo non è nulla di diverso o peggiore di quello che succede su qualunque social network. Anzi devo dire che lo preferisco, perché questo tipo di condivisione è meglio ponderata e a mio avviso di migliore fruibilità, ed è normale ad esempio scrivere un post tematico se faccio uno spettacolo perché vorrei che ci fosse pubblico, come è normale mettere un banner per pubblicizzare il mio saggio, perché mi farebbe piacere che venisse letto, così come fare l’affiliazione con Amazon dato che l’ho pubblicato lì (cosa segnalata tra l’altro nel disclaimer del blog).  Allo stesso modo se mi piace un negozio (come ad esempio “Moreno dove tutto costa meno”, come gli afecionados ricorderanno), mi piace un ristorante o una serie televisiva lo scrivo, così come mi piace consigliare o parlare delle esperienze che mi sono piaciute e che vorrei fossero più conosciute, cercando di evitare la promozione fine a sé stessa e tentando di spiegare le motivazioni che mi portano a gradire qualcosa, avendo magari delle occasioni di confronto. Messa giù così sembra chissà che cosa, ma fidatevi questo lo fate anche voi quando parlate con gli amici, scrivete un post su Facebook o pubblicate una recensione su Tripadvisor.

Oggi la figura del blogger è cambiata, o meglio, è cambiata la sua percezione e considerazione e i blog si sono conseguentemente adeguati: da una parte sono visti come fonte di pubblicità facile e a costo quasi zero, dall’altra spesso e volentieri i blogger vengono investiti di un’autorità che nella maggior parte dei casi non è di loro competenza, e questo crea una gran confusione.  Non sto parlando di banner o di link di acquisto, perché sono innocui e basta installare Adblock o semplicemente non cliccarci, ma di manipolazione delle informazioni. A me piace leggere i blog (anche se ormai quelli da “leggere” e non da “vedere” sono pochi), ma ora ho difficoltà a farlo perché non so mai se quello che sto leggendo è vero o è frutto di una “collaborazione” marchettara. Ci tengo a dire che non sono contraria a priori alle marchette, ma vanno gestite bene e in modo onesto e consapevole.

Ora vedo gente che si diletta a cucinare il pranzo della domenica atteggiarsi a chef pluristellato, blogger marchettari sprovveduti dell’ultima ora che chiedono centinaia di euro solo per scrivere un post non possedendo alcuna competenza per farlo, e cado dal pero. O meglio, mi cadono le palle. Prima della morte del blog, per un periodo ho collaborato con un portale dedicato all’educazione e all’infanzia (Hey Kiddo) facendo delle vignette, ma mai mi sarei azzardata a chiedere del denaro in cambio. Perché? Perché era una collaborazione occasionale, fatta per passione (tutti coloro che lavoravano al portale infatti lo facevano gratuitamente) e soprattutto perché…NON SONO UNA FUMETTISTA :D! Le vignette che faccio potranno piacere, potranno fare pena, ma sono fatte per diletto, non è mai stato un lavoro e mai ho avuto l’autorità per spacciarle come tali, e mi sembra il minimo sindacale. Nel periodo clou di Diva&Nerd pre-mortem ricordo inoltre che c’è stato anche chi mi ha chiesto di smarchettare CORNICI, in base a quale criterio non si sa. Bah.

Io comprendo e condivido il fatto che il mercato del lavoro per forza di cose sia cambiato, ma chiunque può essere un blogger (basta avere un pc, una connessione internet e installare WordPress o similia), di conseguenza accetto che un blog sia considerato una professione solo nel caso in cui chi scrive è un esperto del settore di cui sta parlando, si informa in continuazione o fa concretamente qualcosa per conoscere la tematica che affronta. Il resto no, non lo accetto. Non accetto consigli di moda da chi ha elemosinato le mutande che indossa, non andrò al supermercato a comprare la passata di pomodoro di cui “casualmente” si è innamorato il foodblogger dell’ultima ora e non prenderò le extension biondo platino indossate dalla blogger dai capelli di tutt’altro colore che “improvvisamente” ha avuto voglia di indossarle. Non ci sto, perché è una cosa subdola e che inganna la fiducia dei lettori. Avete ricevuto una marchetta? Ok. DITELO. E recensite con spirito critico quello che vi è stato mandato e non avete potuto scegliere. Abbiate l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno e sarete a lungo termine ripagati con la riconoscenza di chi vi legge e si fida di voi, magari affezionandosi. E, care aziende, pensateci bene prima di mandare prodotti ai blogger, non credete all’erronea convinzione secondo cui chi scrive, SA. Rischiate seriamente di ottenere l’effetto contrario.

E voi cosa ne pensate dei marchettari sprovveduti? Se vi va, scrivetelo nei commenti!

3 comments on “Marchettari sprovveduti

  1. Potrei riassumerti tutto in questa scenetta realmente accaduta.
    Ero al Cosmoprof a spulciare il padiglione di cosmesi naturale, che essendo più “contenuto” permette anche di fare due chiacchiere direttamente con chi sta dietro brand e aziende.
    Mi metto a fare due chiacchiere con una signora di un’azienda che produce dischetti struccanti intrisi di latte detergente, circondata da un paio di amiche e un paio di sconosciute. Dopo un po’ la signora ci chiede se vogliamo provare qualcosa a casa con calma e se abbiamo i biglietti da visita per tenerci in contatto.
    Una delle due sconosciute tira fuori il suo pacco da 1000 (MILLEEEEE!) biglietti da visita col suo blog a caratteri cubitali: testotuttoquelchemidai.cippalippa.quelcheera. Io e le mie amiche in preda a una paresi della mandibola, la signora che cerca di non far trapelare nulla nonostante le tremino le mani nel prendere il biglietto da visita. E lì mi sono ricordata perchè ho un blog: perchè nel bene e nel male, è la passione che lo alimenta. Che sia per mettere in evidenza un pezzo di vita divertente o parlare come se si fosse davanti a un tè e biscottini!

    • Va beh ma che spudorata… Che poi la signora è stata molto carina a chiedervi i contatti, ma pretendere per ogni cosa il marchettone, soprattutto senza avere alcuna qualifica, è proprio da PORATCHI.

      • Più che altro quando arrivi a certi livelli (tu stessa citavi Clio, che è un ottimo esempio) in cui tu, lettore, non capisci più quanto il giudizio sia influenzato dall’esperienza personale, quanto dall’aver ricevuto il prodotto gratuitamente o, peggio ancora, dall’eventuale retribuzione per scrivere quel post. Ci sono aziende che PRETENDONO recensioni positive, e sono poche le persone che hanno il coraggio di rifiutare… perchè vuoi mettere 10-20€ per raccontare palle su internet? Allucinante.

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