Le Iene e i Maid Cafè, quando il sensazionalismo diventa disinformazione

tumblr_lo4tqkF6Y21qjz1xzo1_500Normalmente sono troppo pigra per fare post che “cavalcano l’onda” (non sapete quante volte ho procrastinato la stesura delle mie impressioni su Batman VS Superman preferendo guardare i Muppets, finendo per non scriverlo più -il mondo sopravviverà lo stesso), ma stavolta, anche se un po’ in ritardo (come sempre), anche io vorrei dare il mio contributo offrendovi i miei due cent riguardo un recente servizio fatto dalle Iene, che parlava di sessualità e addirittura pedopornografia in Giappone collegandosi a realtà come quelle dei Maid Cafè.

P1160798-hdrPremetto che so per certo di non poter conoscere in maniera approfondita ed esatta tutte le sfaccettature dei modi in cui il popolo nipponico vive la sua sessualità, ma in un certo senso potrei saperne tanto quanto la crew del programma, dal cui servizio si evince che ha visto il Giappone per la prima volta, per la precisione solo Akihabara, il quartiere nerd di Tokyo.

Per chi non avesse visto il servizio (che trovate a questo link), lo si potrebbe forse riassumere dicendo che conteneva una critica abbastanza lapidaria nei confronti della presenza di realtà come quelle dei Maid Cafè (tralasciando tra l’altro, probabilmente in modo voluto, anche l’equivalente maschile, i Butler Cafè), ma anche come quelle delle idol e, più in generale, degli hentai (chiamati genericamente “manga”, cosa che fa trasparire una certa disinformazione di partenza nel servizio), adducendovi come giustificazione un interrogativo considerato nella puntata abbastanza retorico, secondo il quale ci si domandava se questo tipo di realtà potesse generare impulsi pedofili nei loro usufruttori.

downloadSicuramente in Giappone, specialmente in quartieri come Akihabara (ma ricordate: Tokyo non è il Giappone) noi italiani possiamo imbatterci in realtà davanti alle quali possiamo rimanere interdetti. Le luci fortissime e colorate, le canzoncine da cartone animato a tutto volume, le insegne e i cartelloni pubblicitari che hanno come protagonisti i personaggi dei cartoni creano un’atmosfera abbastanza surreale e contraddittoria, considerata anche la professionalità e la serietà dei milioni di lavoratori che la popolano, sempre vestiti in completo e sempre concentrati verso la loro professione. Vedere una ragazza, spesso liceale, vestita da cameriera vittoriana che miagola e che invita la gente a fermarsi nel cafè in questo contesto, in effetti può risultare (per noi) strano, buffo o addirittura inquietante.

46630f3c-9430-11e5-be1f-3c6d4fd51d99Ma in un certo senso, non è nulla di così diverso ad esempio dai ragazzi palestrati vestiti da centurioni che sostano di fronte al Colosseo per fare delle fotografie con i turisti, o dai ragazzi e dalle ragazze vestiti da mascotte o da panino per pubblicizzare e invogliare la gente ad entrare in determinate categorie di ristoranti.
I Maid Cafè, presentati a causa dei loro prezzi elevati come dei “bordelli in incognito”, offrono in realtà un servizio che, al massimo, offre una specie di “prostituzione affettiva”, dato che le ragazze oltre al servire pietanze e drink possono fare fotografie, chiacchierare o anche fare dei giochi da tavolo con i clienti passando del tempo di qualità con loro. Ma questo, ad esempio, non può essere riferito anche al parrucchiere che ascolta i nostri problemi durante la messa in piega, o alla titolare di una boutique che, tra un capo e l’altro, ci offre il caffè e ci fa sfogare?

maid2Non voglio difendere a priori e a spada tratta i giapponesi, sia perché non ne ho i mezzi, sia perché so benissimo che ogni popolo ha i suoi difetti: certamente realtà come la prostituzione esistono (specialmente a Kabuchiko, in cui tutto è gestito dalla Yakuza), così come qualche pervertito che mette in atto le sue deviazioni, ma questo succede ovunque (o devo ricordare che non è necessario andare ad Akihabara e che basta pensare ad esempio al marito di una nota ed italianissima esponente politica che usufruiva delle prestazioni di prostitute preadolescenti?). Dunque generalizzare è veramente riduttivo, e presentare questa generalizzazione al grande pubblico è pericoloso e rischia di fomentare pregiudizi razziali: anche noi ci incazziamo quando ci dicono all’estero “Pizza Mafia Berlusconi”, dunque non cadiamo nello stesso errore.

523129_4723271768549_572628478_nGli hentai giapponesi spesso presentano storie abbastanza inquietanti, popolate da mostri tentacolati, da vecchi bavosi e fino a poco tempo fa anche popolate da lolicon e shotacon (la cui legittimità è tutt’ora messa in discussione nel Giappone stesso, e si tratta di disegni), ma vogliamo scoperchiare il vaso di Pandora del mondo del porno occidentale, decisamente più brutale e umiliante rispetto a quello giapponese? In questa realtà, gratuita e fruibile da chiunque e con attrici che incarnano ogni tipo di categoria (anche quella delle ragazzine, seppur interpretate – si spera- da ragazze maggiorenni, che rappresentano una categoria “teen” non di carta e matita, ma in carne e ossa), la donna viene spesso rappresentata come esclusivamente sottoposta solo al fine del raggiungimento del piacere maschile. Non sono contro la pornografia, ma francamente io sono molto più preoccupata di questo e del fatto che oggi il porno stia rappresentando la principale educazione sentimentale e sessuale di molti uomini e ragazzi (prima di darmi della frigida moralista, informatevi: lo dice anche Rocco Siffredi), che pensano veramente che alle donne piaccia essere trattate in quel modo (spoiler: NO).

xragazze-shibuya.jpg.pagespeed.ic.wfce98-uuTPenso che i giapponesi abbiano ben presente la differenza che c’è tra fantasia e realtà, perché, almeno nella mia personale esperienza, nonostante sappia che è una società molto tradizionalista e anche un bel po’ maschilista, ho potuto constatare che le donne e le ragazze, quelle in carne ed ossa, non vengono molestate tanto quanto ci si aspetterebbe da una società composta quasi solo da pervertiti come quella descritta dalle Iene.

Dalle 6 del mattino alle 9.30 ci sono ad esempio, nei treni e nelle metropolitane, dei vagoni esclusivamente femminili per tutelare le studentesse o le pendolari che vanno in giro da sole la mattina presto: questo potrebbe essere interpretato come ulteriore discriminazione verso le donne, ma io l’ho interpretato come un gesto di consapevolezza verso la realtà delle molestie e come un tentativo per tamponarlo.

women-only-tokyo-train-184In Italia ad esempio questa realtà non c’è, ma spesso nel bel paese se qualcuno magari grida oscenità ad una ragazza, o le fischia dietro, o fa apprezzamenti ad una donna che ha la colpa semplicemente di passare davanti a loro, questo viene considerato come “un complimento”, e se ce la si prende si viene considerate permalose, “fighe di legno” o delle rompipalle.

Questo si chiama “catcalling” ed è una molestia vera e propria, non è un complimento, e francamente gli uomini che si cimentano in questo tipo di pratiche (spesso pronti a picchiare a sangue chi però rivolge queste “attenzioni” alla propria moglie o alla propria figlia) risultano viscidi, maleducati ed inquietanti: in Giappone questa realtà ad esempio non l’ho mai vista, mentre nel mio paese la vivo tutti i giorni, alla faccia dei tentacle rape.

aHR0cDovL2ltZy5waG90b2J1Y2tldC5jb20vYWxidW1zL3Y3MC9yYXBpbmdqZXN1cy9DbnYwMDQ3LmpwZwNelle grandi città in Giappone inoltre è anche considerato maleducato baciarsi in pubblico, o a volte anche tenersi per mano. Il contatto fisico è vissuto come qualcosa di intimo e da non sbandierare in vista della difesa di un ideale di machismo stereotipato ed interiorizzato, e questo porta anche le ragazze ad avere maggiore libertà di espressione, anche dal punto di vista dell’abbigliamento. Le ragazze che ho visto infatti erano sempre tutte estremamente curate, truccate di tutto punto, vestite anche con gonne molto corte, tacchi o anche mise stravaganti e coloratissime: nessuno, e dico nessuno, ha mai detto loro niente, o le ha guardate come un lupo davanti ad una bistecca al sangue.

Prima di giudicare dunque, consiglio a tutti prima di stigmatizzare un popolo e di tacciarlo come una massa di pervertiti, di provare a considerare la situazione nell’insieme. E mi spiace vedere che il così detto “giornalismo di inchiesta” ormai sia ridotto a qualcosa fatto solo per cercare sensazionalismo a tutti i costi, e che per farlo trasmetta messaggi anche sbagliati, e dunque potenzialmente pericolosi.

Voi cosa ne pensate a riguardo? Se vi va, scrivetelo pure nei commenti!