Il fumetto, in quanto forma d’arte letteraria e figurativa, ha portato con sé molti dei cambiamenti culturali che hanno mutato la concezione femminile e, conseguentemente, la sua raffigurazione cartacea. Il contesto socio-culturale in cui infatti le sue eroine si inseriscono è fondamentale, rappresentando un interessante riflesso dell’emancipazione delle donne che le sue rappresentanti di carta che hanno contribuito a consolidare.
In questo post vi voglio parlare di Valentina Rosselli, ai miei occhi una delle eroine dal sapore femminista che ha contribuito a fare la storia del fumetto italiano, con le sue contraddizioni, le sue caratteristiche e il contributo che ha dato a questa forma d’arte. Read more Valentina, femminista imperfetta che ha fatto la storia del fumetto

Se siete appassionati di manga e anime (ma anche più in generale di letteratura giapponese), vi sarà capitato di imbattervi nel termine Hikikomori, forse perché uno dei personaggi appartenenti alle vostre storie preferite era uno di loro, o perché nel corso della narrazione è comparso questo termine (frequentemente in chiave dispregiativa).
[Attenzione, questo post contiene spoiler!] In questo post oggi vorrei parlare di una serie televisiva che ho trovato veramente splendida, ovvero In the Flesh. In questa serie, rinnovata per due stagioni ma ohimè purtroppo ormai cancellata, si parla degli eventi che hanno seguito la “Rising”, ossia un inaspettato risveglio delle persone che erano morte nel 2009 sotto forma di zombie nella cittadina immaginaria di Roarton, nel Lancashire.
Nato come lotta per la parità dei diritti ed evolutosi come movimento ideologico aperto a tutti gli esseri umani in vista della loro uguaglianza, il femminismo si è manifestato nella cultura del secolo scorso e di quello attuale sotto molteplici punti di vista: e per fortuna, direi!
Grazie alla cara vecchia Netflix sono diventata grande appassionata di Bojack Horseman, cartone animato realizzato per la mia spacciatrice di serie TV e film preferita e disegnato dalla fumettista Lisa Hanawalt. Ciò che mi piace maggiormente di questo cartone non è lo humor o il cinismo che lo permea, ma il senso di straniamento che provoca. L’universo di Bojack Horseman infatti è popolato sia da esseri umani che da animali antropomorfi che, per quanto siano in tutto identici alle persone tranne che per le loro fattezze, mantengono comunque un minimo dei tratti della loro specie di appartenenza, creando a volte situazioni grottesche.
Oggi in questo post vorrei trattare un argomento a mio parere interessante e controverso, ovvero la dinamica sociale che si instaura tra follower e “personaggio generico del web”.

Vorrei scrivere più attivamente in questo periodo, e al tempo stesso vorrei sbrigare commissioni quali regali di Natale, portare a termine scadenze lavorative e non e prestare più tempo alla scrittura, ma sono presa dalla sindrome da crocerossina forzata badando ad agrodolce metà che ha l’influenza e, come tutti gli uomini che hanno l’influenza, pensa di morire in preda ai deliri e ha bisogno di qualcuno che gli porga l’estrema unzione accanto al suo capezzale.

Chiara Ceddia - Dal Monstrum al Mythos: Percorsi eziologici del mito tra teratologia e dismorfologia