Somewhere over the Rainbow, a Varese

stayhungrystayqueerRagazzi miei. Ragazzi miei. Che bello. Che bello! Varese questo week-end è diventata un arcobaleno, dando ai suoi abitanti e non solo la possibilità di assistere e di contribuire alla creazione di un pezzo di storia, ossia il primo gay pride nella storia della città (QUI trovate la mia intervista a Giovanni Boschini, portavoce degli organizzatori del Varese Pride). Le cose non sono state semplici, sia chiaro: il comune ha negato il patrocinio, il percorso della parata è stato cambiato tre giorni prima dell’evento ma la determinazione e la felicità che sono state alla base di questa manifestazione hanno garantito un vero e proprio happy ending!

Indipendentemente da tutto ciò che hanno temuto e detto i suoi detrattori, il Pride è stato una splendida festa, dove si è celebrato l’amore in tutte le sue forme. La manifestazione era piena di famiglie, di bambini, di persone desiderose di festeggiare e di marciare in vista di un mondo migliore dove si pensa a sindacare sui veri problemi, e non su chi ama chi. A questo proposito, mi permetto di citare il mio amico William, che ha scritto sul suo account Facebook:

La cosa più bella in assoluto, è stata vedere tante, TANTISSIME FAMIGLIE (di quelle “tradizionali”) coi loro bellissimi e scatenatissimi bambini, e veder questi bambini cogliere l’ESATTO spirito del Pride: rincorrersi, saltare, giocare, rotolarsi e soprattutto ridere, DIVERTIRSI con nulla, con un drappo arcobaleno di dieci metri, ma stare bene come non mai, in mezzo a gay, lesbiche, trans, etero, con la naturalezza e l’energia che solo i bambini sanno avere. Una lezione impartita a tutti quelli che “il pride è una carnavalata” (QUATTRO drag di numero non è considerabile una carnevalata), oppure che “il pride è uno spettacolo osceno” (più che qualche petto maschile nudo non si è visto), o ancora, soprattutto, che “NESSUNO PENSA AI BAMBIIIIINIIIIIIIII!!!!!”. Ecco, brutti stronzi, qui vi sbagliate: qualcuno qui ai bambini ha pensato, nella fattispecie noi. E tutta quella gioia che ci hanno comunicato è stata la semplice ma inconfutabile prova che sono stati benissimo.

A me hanno fatto sempre veramente ridere le persone che affermano “Il paese ha altro a cui pensare, ci sono i very problemih, mikah i matrimoni tra gheissss!”. Mi fanno ridere perché si fanno venire il sangue amaro per due uomini che si baciano, per due donne che convivono, rubando tantissimo tempo ed energie a quelli che sono, a detta loro, i “problemi veryh!”. Voglio tranquillizzare queste persone affidandomi alla statistica, con questo bel diagramma a torta che mostra quali sono gli effetti della legalizzazione dei matrimoni gay:

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Comunque, tornando a noi, la manifestazione è stata splendida e devo inchinarmi davanti non solo a chi l’ha organizzata, ma anche alla città, perché indipendentemente da tutto l’evento è stato estremamente pacifico, e grazie al cielo non ci sono state proteste con botte o insulti (sebbene, la mattina del giorno in cui si è celebrato il Pride, sia comparso questo striscione su un cavalcavia ideato da quelli che suppongo essere dei luminari dell’idiozia), ma solo musica, balli, risate e tanto, tanto colore. 

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Ho marciato con orgoglio portando con i miei amici la bandiera arcobaleno, simbolo universale del movimento di liberazione omosessuale, tra drag queen, madri e padri di famiglia, persone transessuali, omosessuali, bisessuali ed eterosessuali. Perché per sostenere la parità di diritti e la libertà di amare, c’è solo bisogno di cuore, ma soprattutto di cervello. Ho baciato il mio compagno, ho baciato l’amica con cui portavo la bandiera con un gesto spontaneo e dettato dalla solidarietà con la causa e con quella foto sono finita su una nota testata on-line assieme a tanti altri, suscitando tra alcuni conoscenti reazioni contrastanti che in privato mi hanno detto “Ah, da te non me lo aspettavo!” “Che delusione!” “La prossima volta chiamami che sto a guardare”. Tra queste reazioni da deficienti (ciaone, non mi mancherete, tornate a sgrillettarvi sulla categoria lesbian di PornHub), mia madre ha visto la foto e ha detto: “Che bella, siete venute bene”, dandomi il parere più importante e sincero di tutti.

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Certo, non sono mancate le persone che, ai lati della strada, guardavano la manifestazione con disappunto, o auspicavano tra mormorii e sussurri un ritorno del fascismo, con tanto di olio di ricino e pene capitali in piazza. A queste persone abbiamo tutti risposto con sorrisi a 1000 denti, sfilando a testa alta, consapevoli di manifestare in difesa di un cambiamento storico equiparabile ad esempio a quello promulgato dalle lotte contro le discriminazioni razziali, o per l’emancipazione femminile: è la stessa identica cosa. E ora l’America ha avuto un presidente nero, le donne votano, e non mi sembra proprio che siano tornati sul pianeta terra “i nazisti a cavallo dei loro dinosauri” (cit.). Anzi no, un nazista c’era: il Nazista dell’Illinois, assieme a tantissimi rappresentanti del pastafarianesimo. Ramen!

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E’ stato fatto anche un flash mob per commemorare le vittime della strage di Orlando, dimostrazione palesissima che di omofobia, e più in generale di odio, si muore ancora tanto, troppo, unendo alla gioia della celebrazione dell’orgoglio LGBT anche un momento di commozione.

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Ragazzi miei, con le “carnevalate” si cambia il mondo. Prima erano i reggiseni bruciati in piazza, ora le bandiere arcobaleno: che ci sia ancora bisogno di manifestare per dimostrare che quelli che da molti sono considerati problemi in realtà non sono tali, è abbastanza assurdo, ma da qualche parte si dovrà pure iniziare. 

Un mondo libero di amare, è un mondo migliore.

4 comments on “Somewhere over the Rainbow, a Varese

  1. A volte mi incazzo, ma poi ci penso e rido. Rido della miseria di tutti quelli che non si rendono conto che il cambiamento è inesorabile, che il mondo come lo conoscevano loro sarà solo un ricordo. Rido, perchè si riempiono la bocca di parole forti e si descrivono come gente che affronta la vita a “cazzo duro” ma per chi li osserva sono evidentemente dei deboli, annaspano e si vede lontano un miglio. Rido perchè un giorno sia vecchi che giovani omofobi si ritroveranno a subire ordini e decisioni dai “culattoni” e dovranno solo stare muti.

    • Tra l’altro, ho trovato questo cortometraggio in cui si mostra un mondo “capovolto”, in cui essere omosessuali è la norma mentre essere eterosessuali è condannato. L’empatia e l’immedesimazione per molte persone è spontanea, considerata la “normalità” della situazione e l’assurdità che ne scaturisce, ma fa riflettere molto perché fa capire tantissimo come la “normalità” sia una mera convenzione sociale, e da un breve assaggio di quello che si prova a stare “dall’altra parte”.

      https://www.youtube.com/watch?v=CnOJgDW0gPI&feature=youtu.be

  2. Che il paese ha altro a cui pensare lo dico anch’io, ma proprio nel senso opposto: con l’Italia che sta andando a rotoli perché mai tutta ‘sta gente si preoccupa dei matrimoni gay, come se fosse affar loro?
    A parte questo, volevo dirti che tua madre è un genio. Nella mia famiglia sono tutti più o meno omofobi, ahimè. Anzi, per l’esattezza si tratta di tipi non-sono-omofobo-ma. Il mio sogno nel cassetto è quello di dichiararmi lesbica durante un pranzo di famiglia per sconvolgerli tutti.

    • Già mi immagino la scena, tu a tavola tranquillissima e il parentado alla notizia che si strozza con le polpette ahahahah!
      E confermo quello che hai detto all’inizio: con tutti i problemi che ci sono da risolvere, proprio sui matrimoni tra persone adulte, vaccinate e consenzienti si va a sindacare?
      Uh, la tipologia “non sono omofobo MA”…Diffusissima, assieme a quella “Ehi, io non ho nulla contro i gay, ne conosco un paio, MA…” (continuare la frase con scemate tipo: “Facciano i gay a casa loro” “Ma sono esibizionisti” “Ma vanno aiutati” “Ma sono malati” “Ma se mio figlio lo fosse lo caccerei di casa” etc etc…)

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